La Doria-Creto e la poesia delle gare in salita

Domenica si corre la celebre gara su strada della Val Bisagno. Prima edizione nel 1927, sui suoi tornanti hanno corso campioni e appassionati di tutta Italia. Ce la raccontano alcuni dei protagonisti dell´epopea
Ludovica Schiaroli
In salita sulle strade della Doria-Creto
In salita sulle strade della Doria-Creto

In salita sulle strade della Doria-Creto
Bruno Avvenente mentre prepara la sua Trident Special
Triumph Trident da corsa
motore (particolare)  Ph. U.Roffi
Prototipo di Special: la nuova creatura di Avvenente

Il libro, tra forcelle e tornanti

Sfrecciando sull´asfalto hanno costruito miti e leggende in tantissimi: dai Jack Nicholson e Peter Fonda di Easy Rider al Valentino Rossi dei tempi d’oro, passando per Il selvaggio con Marlon Brando o il Bruce Springsteen delle corse notturne di Born to Run, disco capolavoro del rock classe 1975. Ma anche la Liguria non è da meno. Le corse di velocità su strada in salita hanno costituito per lunghi anni l´asse portante del motociclismo agonistico ligure. Le più importanti, la Pontedecimo-Giovi e la Doria-Creto (valide per il campionato europeo e italiano) sono raccontate per immagini, aneddoti e classifiche da Franco Bonadonna in Pontex-Giovi e Doria-Creto, centauri nella leggenda delle valli genovesi (Frilli Editori 2007, pp 158, euro 25). L´autore, classe´51, cresciuto nelle officine del Motoclub Val Bisagno diretto dal padre, ha anche partecipato (e vinto) nell´edizione della corsa del 2001.

I centauri genovesi scaldano i motori nell’attesa di domenica 8 luglio, giorno della riedizione della Doria-Creto, epica corsa in salita dalla storia novantennale famosa per i suoi 13 tornanti percorsi quasi sempre su tracciato bagnato.

“La prima volta che ho corso la Doria-Creto, montai delle gomme da pioggia – piovigginava e a detta di tutti ero tra i favoriti, invece il tempo girò al bello e mi piazzai maluccio… Le gomme da pioggia sono micidiali sull’asciutto!”. Così racconta Bruno Avvenente, classe 1952, motociclista ex corridore. Prima gara (Certaldo-Gambassi 1976) su Kawasaki 500 prestata da un amico, viaggiando su una Dyane 6 in tre con una Benelli 250 all’interno. A Imola nel 1978 il suo primo esordio in pista su Aermacchi HD250 gp. Sui muri del suo box-officina c’è la storia degli ultimi trent’anni di corse in moto: Doria-Creto, Imola, Mugello, Francia dove ha disputato, nel 1982 e 1984 una delle gare più impegnative, la Endurance Bol d’or: 24 ore non stop dove i piloti (due o tre) si alternano alla guida della moto e vince chi fa più giri.

Ma in Liguria si sa non abbiamo molto spazio, né veri e propri circuiti su cui correre, per questo i piloti liguri sono sempre stati forti nelle salite, d’altronde il vantaggio della salita è che ha molti riferimenti naturali: la casa, l’albero, la spaccatura nell’asfalto, la scritta sul muro… e questo aiuta il pilota a memorizzare il tracciato “perché la salita è come una poesia, la devi sapere perfettamente a memoria, la devi recitare bene, perché non puoi sbagliare”, aggiunge Avvenente. Certamente è anche questo il fascino della salita: giocarsi tutto in un solo giro.

Gli appassionati non sono mai mancati, infatti la Doria Creto si disputa dal 1927 con qualche anno di pausa durante il periodo bellico e negli anni Settanta a causa della crisi petrolifera. Negli anni il percorso è cambiato: se nel 1927 si partiva da Doria e si correvano 8,700 metri su sterrato fino a raggiungere Creto, già nel 1968 si parte dal sagrato della chiesa di San Siro e il tracciato perde un paio di chilometri. Dal 1988 il percorso è diventato di 3,600 metri disputati in due manche.

E come ogni tracciato che si rispetti ogni curva ha il suo nome: la Curva della Casa dei Muti dove sulla facciata vi è un affresco raffigurante San Siro che scaccia Basilisco, poi la Curva degli Orti, quella dei Lavatoi, la Curva del Fossato della Ciappa, la Curva del Pontetto, il Giro del Casale, le famose “scale” di Aggio che altro non sono che una serie di tre stretti tornanti in rapidissima e ripidissima successione e poi dopo un tratto veloce interrotto solo da poche ma impegnative curve si raggiunge il Giro del Perdono, il cui nome deriva dal fatto che da lì si scorge il Santuario della Madonna della Guardia e perché si dice che a chi si fermava a pregare era previsto uno sconto di anni di Purgatorio… e poi l’ultima, la Curva della Lapide, dove un cippo marmoreo ricorda Massimiliano Vescovo, promessa del motociclismo italiano, che lì perse la vita. Poco dopo si raggiunge Creto, un arrivo veloce e impegnativo appena usciti dalla curva.

Pochi sono i piloti che in questi anni sono entrati nella leggenda, Avvenente ricorda i più famosi, Angelo Tenconi (1934) che per molti anni mantenne il record assoluto sia della Doria-Creto che della Pontedecimo-Giovi e Giovanni Burlando (1939) che continua a correre ed è considerato da tutti “il re della salita”. E poi Giuliano Carpaneto, Felice Macchi, Arturo Olivari e anche una donna, Vittorina Massano. Ma alla gara hanno partecipato anche piloti come Giacomo Agostini, poi diventato un campione mondiale.

Gli anni passano ma ad ogni rievocazione il pubblico accorre sempre più numeroso, “si tratta di un tributo ad una storia quasi centenaria e un modo di ricordare tanti centauri che hanno fatto la storia del motociclismo in Liguria” conclude Franco Bonadonna, motociclista e preparatore, che nel suo libro PonteX-Giovi e Doria-Creto. Centauri nella leggenda delle valli genovesi (Frilli Editori 2007) ha ricostruito le cronache di tutte le edizioni delle due più famose corse in salita genovesi.

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