L’eleganza dell’intellettuale
Nicla Vassallo, 49 anni, specializzatasi al King’s College London, professore di Filosofia Teoretica all’Università di Genova, è filosofa di fama. La sua figura pubblica si distingue per un certo elitarismo, un tipo di eleganza dell’intellettuale di un tempo, consapevole della propria funzione pubblica. Nei suoi studi, tra le tante, ha indagato l’epistemologia, la filosofia della logica, i gender studies, le filosofie femministe, la filosofia della sessualità. Tra le sue numerose pubblicazioni scientifiche, in italiano e in inglese, ricordiamo i più recenti Teoria della conoscenza (Laterza 2008) e Per sentito dire (Feltrinelli 2011) in qualità di autrice, e Filosofia delle donne (Laterza 2007) e Piccolo trattato di epistemologia (Codice Edizioni 2010) in qualità di co-autrice. Con Concita De Gregorio ha introdotto il volume Sul velo di Marnia Lazreg (Il Saggiatore 2011) e con Vittorio Lingiardi il volume Disgusto e umanità di Martha C. Nussbaum (Il Saggiatore 2011). Scrive di cultura e filosofia sul supplemento culturale del Sole 24 Ore e sul Venerdì di Repubblica.
A poco più di 40 anni, nel 2005, Nicla è salita in cattedra all’Università di Genova come professore ordinario di Filosofia teoretica, il massimo gradino della carriera accademica. Tenuto conto che le donne nel ruolo di ordinario sono solo il 15 per cento nell’intero paese e che la loro età è in genere elevata, si capisce che Nicla Vassallo, nata a Imperia, ma residente a Genova (con molte puntate e collaborazioni inglesi e americane), è una tipa rara.
Tra l’altro ha un numero di pubblicazioni accademiche impressionante, in italiano e inglese. Ha scritto svariati libri, gradevoli anche per il lettore non specializzato, appassionato di filosofia, ha vinto premi ed è pure ideatrice culturale di diverse autorevoli iniziative cittadine. Scelta dall’Associazione Italiana Sclerosi Multipla, tra i tredici nomi di donne famose e impegnate per il progetto “Donneoltre”, è nei Consigli Scientifici di varie società filosofiche, di riviste specialistiche, del Festival della scienza, di almeno tre Fondazioni, tra cui la milanese Onda, che si occupa di salute delle donne e medicina di genere, la Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale, la Fondazione Nilde Iotti. Fa parte dell’Assemblea del Teatro Stabile di Genova.
Preferisce tenere conferenze specialistiche o conferenze per il cosiddetto grande pubblico?
Senz’altro più semplice tenere conferenze specialistiche: speaker e audience risultano accomunati per background e linguaggio e si possono dare conoscenze per scontate. Negli ultimi tempi oscuri, però - il ventennio ha minato il senso civile di molti - occorre altruismo, affinché ognuno coltivi cultura e capacità di pensare con la propria testa. Le conferenze per il grande pubblico servono a ciò, rappresentano impegni sociali: mi preparo con cura, per trasmettere contenuti complessi in modo comprensibile, senza mai veicolare un’erudizione da fast food o talk show.
Pochi mesi fa lei, in un ciclo di incontri dedicati alla filosofia, ha parlato di sessualità. Cosa ha da dire una filosofa sull’argomento?
Ritengo importante chiedersi cosa sono le sessualità. Che non si riducono né al solo atto sessuale, né a un’unica sessualità. Ognuno di noi custodisce i propri desideri, i propri sogni, le proprie speranze, le proprie scelte, i propri affetti e amori. Le sessualità fanno parte integrante delle nostre identità personali. Nel condividere le proprie sessualità si creano speciali relazioni con chi si ama, ci si rapporta in modo profondo con sé, l’altro/a, col mondo. Le sessualità coraggiose e generose si traducono in nuove e maggiori conoscenze, nella scoperta di realtà diverse dal consueto.
La filosofia sta vivendo un momento felice, più della psicoanalisi. O almeno ha maggiore successo di pubblico. Siete di nuovo maestri di vita.
Ci sono filosofi e filosofi. E ci sono pure coloro che si spacciano per filosofi e che tali non sono. Alcuni filosofi però insegnano a pensare, a ragionare bene, e in ciò si attestano maestri di vita. Proprio per questo occorre stare attenti, evitare errori e pregiudizi. Quando scrivo, faccio lezione agli studenti, tengo una lectio per il grande pubblico, evito le leziose retoriche, pongo problemi, offro soluzioni, mostro le debolezze di queste soluzioni, per fare sì che chi mi legge e chi mi ascolta si senta con me in dialogo. Detesto la filosofia dogmatica, una cattiva filosofia, del tutto inutile a formare buoni cittadini.
Lei produce come l’eroe sovietico del lavoro Stachanov e non si vergogna di proclamarsi moralista in un Paese che negli ultimi decenni si è curato ben poco dell’etica privata e pubblica. Ma non si riposa, non si diverte?
Anzi, orgogliosa di proclamarmi moralista e di lavorare molto, con serietà. Proprio per questo si rendono necessari e più piacevoli riposo e divertimento. In proposito, assomiglio a David Hume : «La tensione della mente si allenta, mi distraggo... Ecco, io pranzo, gioco a tric–trac, faccio conversazione, mi diverto con gli amici». Non gioco a tric-trac, ma cerco di praticare diversi sport, e vivo un’esistenza ricca con amiche e amici intimi.
Allora ritiene ancora attuale Giovenale che predicava mens sana in corpore sano?
Senz’altro. Il filosofo deve osservare l’orizzonte sempre, in teoria e in pratica. Una questione di curiosità e di ricerca. E, quando smette queste vesti intellettuali, che fa? Per quanto mi riguarda, tra le altre cose, vado in barca a vela e scio oltre i tremila metri: alla volta dell’orizzonte.
Nicla Vassallo ha spesso legato il proprio nome a battaglie come quella contro l’omofobia e contro la violenza sulle donne, ha scritto di femminismo e ha prodotto rilevanti scritti di filosofia femminista. Eppure ha una posizione originale: non crede alla differenza femminile.
Non solo non ci ho mai creduto, ma anzi ho mostrato in più occasioni che la cosiddetta differenza femminile rappresenta uno stereotipo. Affermazioni quali “la razionalità è maschile, la sensibilità e l’emotività sono femminili” rimangono (se va bene) mere costruzioni sociali, utili a chi si rifiuta di considerare e riconoscere i singoli individui, al di là del loro sesso di appartenenza. Se poi la scienza un giorno dimostrerà – per ora non vi è ancora riuscita – che cognizione maschile e cognizione femminile risultano davvero differenti, accetterò la differenza. Assurdo, invece, assumere che la differenza esista, senza alcuna buona ragione a sostegno di essa.
Dunque l’epistemologa, ovvero la studiosa di teorie della conoscenza, contraddice tante filosofe femministe.
Tante filosofe femministe? Direi che mi oppongo a una certa filosofia femminista che domina in Italia e in Francia, una filosofia vecchia, incapace di rinnovarsi. Mi trovo, invece, in linea con parecchia filosofia femminista anglo–americana.
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