La giornata del vino (e del gelato) di qualità
L’antica fortezza genovese di Gavi ospita dalle ore 12 di domenica 13 È Forte questo Gavi, giornata di degustazione del Gavi Docg 2011 e di piatti della tradizione ligure e piemontese. Fino alle 18 sarà possibile visitare balconata e saloni del monumento medievale (ingresso libero) e degustare le nove etichette del Circuito Golden Gavi sotto la guida di un riconosciuto enologo locale (biglietti da 10 a 40 euro: il ricavato verrà devoluto al Convento francescano e alle opere di restauro del Forte). Tra gli eventi collaterali in programma, anche la possibilità di scoprire i tesori artistici e naturali del territorio (nel borgo saranno aperti chiese e palazzi storici e organizzati itinerari nelle campagne della fortezza) e di assaggiare una nuova specialità gastronomica creata per l’occasione: il “gelato al Gavi”.
Info e prenotazioni tel 347 3578578 www.circuitogoldengavi.com
Per capire il legame tra Genova e il piccolo comune piemontese di Gavi, neanche 5000 abitanti circondati dalle vigne, basta alzare il naso all’insù, versa la rocca che sovrasta il paese, e guardare l’imponente fortezza costruita dagli architetti militari genovesi dell’antica repubblica marinara. Le cronache storiche raccontano che la Repubblica di Genova conquistò il marchesato di Gavi e le sue vigne per la prima volta nel 1202, alla morte dell’Imperatore Federico Barbarossa. Poi fu la volta del 1359, quindi del 1528, infine del 1625, quando le truppe liguri resistettero all’attacco franco-piemontese per 17 eroici giorni di assedio.
Da allora tra Genova e il comune piemontese è stato un continuo intrecciarsi di battaglie, commerci, personaggi, cultura e storie comuni. Anche oggi, là dove comandarono nei secoli le più potenti famiglie nobili della città, una giovane azienda al femminile rinsalda il legame tra il paese del vino e la Superba.
Nata nel 2005, La Mesma è una creatura di Paola, Anna e Francesca Rosina, tre sorelle genovesi che un bel giorno hanno deciso di piantare tutto e «tornare alla terra, all’amata campagna dell’infanzia ». Divise tra Genova, la cantina di Tessarolo e la casa di Monterotondo, a due passi dalla fortezza, le Rosina producono alcuni dei vini più ambiti e pregiati del territorio: due etichette di Gavi fermo (di cui una prodotta dalle vigne più vecchie dei 26 ettari vitati dell’azienda), un frizzante dalla gradazione più bassa, e un Gavi spumante Docg prodotto in purezza «che pare meglio dello champagne ».
Con una produzione di circa 70.000 bottiglie per il 70% esportata in Inghilterra, Hong Kong, Stati Uniti, Germania e Giappone, un’azien-da moderna che produce anche energia fotovoltaica e «la garanzia di un nome come quello del Gavi, un po’ passato di moda in Italia ma richiestissimo dai mercati di qualità esteri», la soddisfazione più grande delle sorelle sta tutta nel lavoro quotidiano: «è bello sporcarsi le mani – raccontano – farsi obbligare dalla campagna a perdere ogni certezza, riconsiderare ogni abitudine. È bello avere l’impressione di sentire di anno in anno le tue vigne crescere: bere un bicchiere del tuo vino, distinguerlo da quello dell’anno passato, riconoscere i filari da cui è stato prodotto. È bellissimo percepire ogni vendemmia una natura un po’ diversa da se stessa».
Animatrici della scena culturale delle terre del Gavi (il 12 e 13 maggio sono tra i produttori protagonisti di una due giorni di degustazioni e itinerari nella campagna della fortezza, dal titolo E´ forte questo Gavi), le Rosina non sono però le uniche liguri “signore del vino”. Un’azienda agricola tutta al femminile,, è attiva da anni anche nella Piana di Albenga: fondata negli anni ’50 e gestita da Chiara, Sofia e (la madre) Bianca Sartori, produce vermentino, pigato e rossese, tutti Doc Riviera Ligure di Ponente. Estesa per 11 ettari vitati (tutti in pianura:
forse un record per la viticoltura ligure), l’azienda agrituristica trova tra le sue risorse i metodi naturali più adatti alla produzione del vino: con un gregge di pecore diserbano il terreno, le rose sentinella aiutano a evitare le malattie alle viti, e tra i filari «vengono seminati legumi – spiegano le tre Sartori - che sono ricchi di azoto e nutrono il terreno».
Anche loro, come quelle incontrate tra le vigne di Gavi, produttrici con cura materna, tutta femminile.
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