Tutto iniziò col vino: il primo prodotto su cui la Camera di Commercio di Genova ha esercitato l’attività sistematica di certificazione e tutela. Siamo ancora nell’era pionieristica degli enti di controllo, ai tempi in cui l’etichettatura di una bottiglia sembrava più un vezzo estetico che una garanzia. Ma già allora si era intuita l’importanza di assicurare la qualità e provenienza della produzione vinicola, a tutto vantaggio del consumatore. Col tempo, quel patrimonio di esperienze si è esteso all’intero settore agroalimentare locale, dal DOP (olio extravergine e basilico genovese) ai formaggi e agli ortaggi MGC, fino alle acciughe sotto sale e alla Focaccia di Recco, che in questi mesi ha ottenuto l’ambito marchio IGP.
Ma il vino resta il fiore all’occhiello di un programma di diffusione delle denominazioni di origine che si propone di stringere un legame sempre più forte tra il territorio e i suoi prodotti tipici.
La certificazione è solo l’ultimo gradino di una filiera di controllo che parte dalla verifica documentale e i controlli ispettivi sui terreni e sul metodo di coltivazione, sulle rese produttive delle aziende e, infine, sul prodotto, attraverso esami chimico-fisici e organolettici. L’obiettivo è quello di tracciare il percorso del vino dalla produzione dell’uva fino all’imbottigliamento. A supervisionare sull’intero processo, un Organismo di controllo appartenente alla Camera di Commercio di Genova, al cui primo stadio agisce la figura del prelevatore.
«Si tratta di un soggetto di grande responsabilità – spiega il responsabile della struttura, Sergio Carozzi -. Ha il compito di verificare, tramite un prelievo a campione, se le proprietà del vino corrispondono ai parametri predefiniti. Le eventuali non conformità vengono segnalate alla segreteria di controllo, che le vaglierà prima del passaggio al comitato di certificazione, dove avviene la valutazione definitiva».
Quattro i vini a denominazione d’origine riconosciuti in Provincia di Genova: i tre DOC (“Golfo del Tigullio”, “Val Polcevera” e, in misura minore, il “Riviera Ligure di Ponente”) e l’IGT “Colline del Genovesato”, su cui a fine giugno l’Organismo della Camera di Commercio potrebbe tornare ad esercitare un effettivo controllo, dopo anni di assenza.
«Stiamo, inoltre, predisponendo un manuale per illustrare in modo chiaro la nostra attività – prosegue Carozzi – Una sorta di vademecum che metta nero su bianco i passaggi chiave del nostro lavoro, come hanno richiesto gli organismi di vigilanza dell’Ispettorato controllo frodi».
Nell’ambito della Camera di Commercio, opera una speciale Commissione di degustazione dei vini Doc, nominata dalla Regione Liguria e formata da tecnici ed esperti degustatori. È l’ultimo step prima della commercializzazione al dettaglio, rafforzata da un’attenta campagna di promozione del settore vinicolo e non solo. In quest’ottica, la Camera di Commercio ha creato i marchi collettivi geografici Gusta Genova, per i prodotti di qualità, e Genova Gourmet, per l’eccellenza nella ristorazione.
«Rappresentano strumenti fondamentali per rapportarsi nei confronti di un consumatore intelligente e sempre più informato – conclude Carozzi -. Nel corso dell’ultima iniziativa, a marzo, alla Cena di Gala a margine del Campionato Mondiale di Pesto, abbiamo presentato il Passito Bisson e il Moscato Bregante, entrambi molto apprezzati. Ma penso anche alle fiere enogastronomiche tradizionali, come “Vinitaly”, a cui aderiamo come sistema bicamerale, e “Liguria da Bere” (a La Spezia il prossimo giugno), dove anche quest’anno avremo un nostro stand».
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