Il Rossese tra siepi di rose

Le piantavano i contadini lungo i sentieri, secondo la poetica versione di Biamonti, per tornare a casa di buon umore: da qui l’aroma di rosa del vino. Ma è più probabile derivi il nome dai terreni rocciosi (Roccese) su cui crescevano i primi vitigni
Antonella Viale
Bottiglie di Vermentino e Pigato Riviera Ligure Doc
Bottiglie di Vermentino e Pigato Riviera Ligure Doc


Prendetela per quella che è, un´opinione personale che nasce dai racconti dei vecchi e dalle cose viste: nel Ponente ligure si piantava la vite dove non si poteva mettere altro. Per carità i produttori professionali erano lì come ovunque, tant´è che Andrea Doria serviva rossese in tavola, Napoleone se lo faceva spedire a botti. E poi la vite è di molto precedente all´ulivo. Tuttavia il racconto della foca monaca che arrancava sulla collina a picco sul mare per mangiare l´uva di vermentino dei Novaro -i signori olio Sasso- a Imperia e i piccoli vigneti sempre al di sotto degli uliveti e i pergolati di uva fragola per fare un po´ d´ombra, depongono in favore della teoria fantasiosa. Gli ulivi troppo vicini al mare, sono attaccati dalla mosca olearia, meglio coltivarli in alto e affidare alle viti il compito di consolidare il terreno franoso, oltre a cavarci il vino.


E il celeberrimo rossese, primo DOC Della Liguria, non si chiama così -secondo le ultime teorie- perché il vitigno era coltivato su un terreno roccioso? Sono capaci tutti di improvvisare un´etimologia banale da rosso; solo Francesco Biamonti poteva inventare quella dei contadini che piantavano siepi di rose ai bordi dei sentieri, per tornare a casa più di buon umore (da qui l´aroma di rosa del vino); la verità probabilmente sta nelle rocce. Infatti una new entry già celebre nel settore è Dino Masala, che ha riportato in vita proprio l´antico roccese, ha messo su un´azienda enorme a Airole, A trincea, e produce un vino molto apprezzato. A trincea è tra le poche a avere un sito internet e fa tenerezza guardare la rassegna stampa, leggere il nome sulla didascalia della foto di una star del wrestling che l´ha visitata, proprio accanto a quella di Nico Orengo, che ne è priva. Fa piacere poter credere che gli scrittori non abbiano bisogno di presentazioni e i wrestler sì.


Il filo dei ricordi ci ha fatto iniziare dal ponente estremo -Dolceacqua e dintorni- ricco di cultura, architetture integre, paesaggi estremi in bellezza e suggestione, raffinati alimenti e vini, quindi chiudiamo con il rossese citando un´altra manciata di bei produttori non proprio ordinari: I maixei -che sono i muri a secco delle terrazze liguri- ha un bel sito web, completo di storia del rossese e vale una visita per il paesaggio, oltre che per il vino; la tenuta Anfosso di Soldano, viti antiche e azienda giovane quanto rampante; Du Nemu di Dallorto, a Dolceacqua, bel sito web, etichetta design -finalmente!- è un´azienda antica e giovane al tempo stesso.


Spostandosi a levante è indispensabile una sosta a Ceriana -entroterra di Sanremo- dove l´intrepida famiglia Mammoliti lavora da dieci anni insieme agli scienziati -Università di Torino, CNR- al recupero del moscatello di Taggia. Con successo, per fortuna.


Imperia e il suo entroterra si sono un filo adagiate sulle glorie del passato: la fama trasmessa da mitici oleari che non ci sono più, l´alimentazione mediterranea che è ormai una griffe, tant´è che non c´è un´azienda sul web. A parte la Tenuta colle dei Bardellini, che è anche un agriturismo e produce vermentino e pigato.
Ma torniamo ai nomi, che nascondono le meraviglie della storia dei popoli che -sul Mediterraneo- hanno fatto il mondo. Quello del Vermentino cela un mistero piccolo: se derivasse da fermentino e -dato che in Liguria la f non si trasforma in v- provenisse dalla Sardegna o dalla Corsica, dove quella sonorizzazione è naturale? È una storia affascinante, non meno di quella -più nota- dell´Ormeasco che forse proviene da Ormea, importato dai saraceni, o forse invece ha un´origine più pacifica ed è il paese -importante e antico nodo del traffico commerciale tra il mare, i monti e poi il nord- a prendere il nome dal vino.

E infine il Pigato: si dice tragga il nome dai puntini scuri che picchiettano gli acini, potrebbe invece avere una derivazione latina, da picatum che indica i vini aromatizzati -spesso con la pece- e quindi vantare un´origine antichissima. Se ci si interessa davvero a ciò che si ama o anche solo apprezza, la curiosità porterà lontano, lontanissimo. Non siamo forse ciò che mangiamo?