La bella favola di Alberto Cavanna

Oggi alle 18 alla Feltrinelli di Genova la presentazione del nuovo libro dello scrittore spezzino, storia dell’amicizia tra un vecchio artigiano ligure e un giovane immigrato tunisino i quali superano diffidenze e pregiudizi e, lavorando insieme ad un gozzo, scoprono saperi e tradizioni comuni
Renzo Raffaelli
Alberto Cavanna, 51 anni, scrittore
Alberto Cavanna, 51 anni, scrittore


L’uomo che non contava i giorni è una storia di amicizia tra un vecchio carpentiere ligure in pensione e un giovane immigrato tunisino, due solitudini diverse che scoprono di condividere più cose di quante possano immaginare: tradizioni, sogni, emozioni. Alberto Cavanna l’ha scritta per la Mondadori e l’ha ambientata in un paese ligure non meglio precisato dove il tempo sembra essersi fermato e dove la lentezza dei gesti e del racconto consente di assaporare meglio parole e sentimenti. Che il vecchio Cristoforo e il giovane Mohamed si scambiano nei loro linguaggi di cui imparano a scoprire affinità e analogie.

All’inizio i modi bruschi di Cristoforo sembravano rendere problematico il rapporto, ma davanti al gozzo che il vecchio artigiano faceva fatica a terminare i due uomini avevano progressivamente superato diffidenze e paure. La familiarità dei gesti da lavoro sull’imbarcazione li aveva fatti sentire partecipi di comuni tradizioni, di saperi manuali tramandati di generazione in generazione. Certo, il vecchio gli insegna a calafatare il fasciame, a scalpellare le code di rondine, a ribattere i chiodi di rame e a passare il minio rosso sul fondo barca.

Pratiche che il ragazzo conosce ma che nel suo Paese aveva esercitato con strumenti più grezzi. Ma Mohamed impara presto ad affinare la sua tecnica e a estrarre l’umanità di Cristoforo da sotto quella scorza ruvida. “Méa figèu cau, se anche non parlo l’arabo lo capisco che mi hai mandato in culo, sai! Nu sun miga nésciu!”: tra i due si instaura una solida amicizia, rafforzata ad un certo punto dall’arrivo di due vigili urbani, attivati da alcuni abitanti del luogo. Infastiditi dai rumori e dall’odore dei solventi usati in un magazzino trasformato impropriamente in officina, hanno inviato un esposto al Comando dei vigili. Che devono ora intervenire anche per quel giovane immigrato che non ha il permesso di soggiorno. Ma non intervengono subito (“Noi non ti abbiamo trovato”) e danno tempo a Cristoforo di risolvere il problema. Che lo porterà a spingere la barca, finalmente ultimata, in mare, pronto a condividere con Mohamed, nel suo Paese in Tunisia, quel poco da vivere che ancora gli resta.

Il mare, il tremolare familiare del mare, è il principale protagonista di questo racconto di Cavanna che dal mare ha ricavato in passato altre storie, da “Bacicio do Tin” a “ Da Bosco e da riviera”, sino a “ A piccoli colpi di remo”, finalista al premio Bancarella dell’anno scorso. Il mare ha segnato la sua famiglia che per quattro generazioni ha lavorato il legno a bordo delle navi; e il mare, lo stesso di Cristoforo e Mohamed, è quello che mescola storie, umanità e culture. E rende meno insopportabili le solitudini.