Un film a episodi
Nel primo, Alice (Nicole Grimaudo) sogna di fare la truccatrice e intanto trucca cadaveri per un’agenzia di pompe funebri, in un paese vicino Torino. Per arrotondare accetta l’invito di Saro che, trovando una grande somiglianza tra la ragazza e la moglie defunta, le propone di sostituirla in una cena di famiglia. Ma il padre di Saro è un mafioso e l’atmosfera durante la cena non sarà delle migliori.
Nel secondo episodio, la stessa agenzia che ha trovato lavoro ad Alice lo trova a Giacomo (Alessandro Tiberi) che dovrà fare il "badante", a un uomo paraplegico insopportabile, Mario (Francesco Pannofino), che lo mortifica e lo insulta pretendendo l´impossibile.
In "Cuore toro", Italo (Dario Bandiera) lavora in un allevamento bovino in cui si selezionano i tori per la riproduzione ed è lui è addetto a raccogliere il seme per la campionatura. Italo non si vergogna di questo lavoro finchè non incontra una ragazza che si innamora di lui pensando che fosse un chirurgo e, così, inizia a fingere.
Nel giorno della "prima" di Diaz, un grande protagonista del cinema made in Genova si prepara a sbarcare nelle sale con la sua ultima fatica. Si intitola Workers - Pronti a tutto il nuovo film del regista e filmaker lavagnese Lorenzo Vignolo, in uscita il prossimo 11 maggio.
Scritto da Stefano Sardo (La doppia ora) e prodotto da Margherita Film e Minerva Film, in collaborazione con Rai Cinema, il film descrive con ironia e leggerezza il problema della precarietà e della disoccupazione, il senso di disorientamento e di adattamento che provano i giovani e tutti quelli che cercano lavoro. Una commedia sul tema della disoccupazione che segue le vicende di tre ragazzi alle prese con lavori impossibili che nessuno vuole fare, raccontate dall’agenzia interinale alla quale si rivolgono. Nel cast, Dario Bandiera, Nicole Grimaudo, Nino Frassica e Francesco Pannofino, e i comici genovesi Bianchi&Pulci e Andrea Bruschi nella parte del veterinario dei tori
Ma è Lorenzo Vignolo a svelarci qualcosa di più di questa pellicola, che vedrà, nel cast anche diversi big come Alessandro Tiberi, Dario Bandiera e Francesco Bianconi, il frontman dei Baustelle, per cui Vignolo ha realizzato il videoclip de La Guerra è finita, proprio tra i carruggi di Genova.
Come nasce l’idea del film e come hai trattato il tema del precariato?
L’idea del film è nata dalla volontà di raccontare attraverso una commedia a episodi questo presente un po’ incerto. I protagonisti del film devono darsi da fare e per sopravvivere si ritrovano a gestire lavori estremi; questo porterà loro ad affrontare incontri e percorsi inaspettati, ma è proprio da queste situazioni paradossali che scaturisce il sorriso e la risata.
Il film è diviso in episodi, ti va di spiegarci il motivo di questa scelta nella stesura della sceneggiatura?
In principio c’era addirittura l’idea di far dirigere ogni episodio da registi diversi. Una volta che mi è stato affidato il timone dell’intero film mi sono ritrovato con l’opportunità di avere storie dallo stile e dall’umorismo differente: si passa da quello “all’inglese” a quello più popolare, dalla commedia romantica a quella più noir. In ogni caso la recitazione non è mai sopra le righe, i protagonisti del film innanzitutto si ascoltano, complice una sceneggiatura particolarmente curata.
Quali sono le tue fonti di ispirazione cinematografica, i tuoi maestri?
Ho molte passioni, ma se devo citare tre registi nomino i fratelli Coen, Aki Kaurismaki e Alexander Payne. In generale amo questi autori perché spesso contaminano dramma e commedia; hai la sensazione che in qualsiasi momento del film si possa aprire una porta, che un personaggio secondario lasci il segno con uno sguardo o una battuta. Mi piace non sapere mai come andrà a finire e avere molti piani di lettura. Sono accomunati da uno sguardo un po’ provinciale, nel senso buono del termine, in cui mi riconosco.
C’è un lieto fine per i personaggi del film, o una morale comune ai tre episodi?
Posso garantire che si uscirà dal cinema col sorriso e nessun episodio finirà male, ma come dire di più? Per alcuni andrà benissimo tanto che, alla fine di uno degli episodi narrati dai due agenti interinali, l’uno esclama sorpreso all’altro: “ma mi hai raccontato una storia che finisce bene… non me l’aspettavo! Allora c’è speranza anche per me!”. In un altro momento del film si arriva ad un ben più cinico: “bisogna pur lavorare!”. Ecco, anche i “lieti fine”, sono costretti ad adattarsi di questi tempi
Tag: Diaz G8 procacci Cinema Sale Genova Lorenzo Vignolo Francesco Bianconi Baustelle Workers Precariato