Buonavoglia, il saluto degli apripista

Si scioglie il circolo culturale che “risvegliò” Genova. Dopo centinaia di eventi, 16 anni, ospiti come Hobsbawn, Modigliani, Luzzati, Fo, Sepulveda, la Redgrave, Conte, Gassman, Piano, Montaldo e il sogno Mandela, remi in barca per lasciare spazio a chi continuerà il loro mestiere: fare cultura con leggerezza
Matteo Macor
Immagini e ricordi dei tanti incontri Buonavoglia sul tavolo della conferenza stampa
Immagini e ricordi dei tanti incontri Buonavoglia sul tavolo della conferenza stampa


Le attività culturali della città del 1996 erano scarse, «Genova ci sembrava buia, grigia, fredda» e le associazioni sembravano non riuscire a richiamare l’attenzione dei cittadini. Eppure nei grandi appuntamenti sociali, come le Feste dell’Unità, la gente veniva. Perché? Il circolo culturale I Buonavoglia nacque per dare una risposta a questa domanda. La scommessa era quella di aprire discussioni e confronti sull’attualità, fare cultura di qualità e a titolo gratuito, coinvolgere la cittadinanza e invitarla a «partecipare». Vinta - e alla grande - la sfida di partenza, dopo 16 anni, 445 eventi e una serie innumerevole di grandi personaggi portati sotto la Lanterna, il circolo dei “volontari della cultura” può «andarsene in pensione».

Lo hanno comunicato questa mattina Gianna Schelotto e Adriana De Foresta, anime del circolo da sempre, e Stefano Zara, presidente dal 2009. Dopo mesi di riunioni dedicate a una decisione così difficile da prendere, «lo scioglimento è stato ufficializzato dall’assemblea dei soci per diverse ragioni: su tutte, la difficoltà nel realizzare un ricambio generazionale degli organismi direttivi e - inevitabilmente – il momento di grave crisi economica, che ci ha fatto perdere alcuni sostegni finanziari importanti». «Ma soprattutto – ha spiegato Zara – una volta colmato il vuoto consistente di iniziative culturali in città, possiamo lasciare spazio a tutte le realtà che nel tempo hanno iniziato a organizzare eventi e incontri come noi, dal Comune alle grandi librerie della città. Abbiamo fatto gli apripista, e possiamo lasciare senza rimpianti».

I “vogatori” dei Buonavoglia (ripresi anche dallo stesso logo dell’associazione) «non tirano i remi in barca perché non ce la fanno più – sottolinea Gianna Schelotto, presidente onorario - ma perché sono arrivati, e aspettano che altri continuino nella grande sfida di fare cultura con leggerezza, allegria e passione».

La prima iniziativa andò in scena il 15 febbraio del 1996, era Grillo io vorrei che tu e Piano e noi...: una vera e propria “chiamata”, nella quale si cercava di mettere in gioco i personaggi più in vista della città come Beppe Grillo, Renzo Piano e Adriano Sansa. A esser coinvolto in extremis in quella che fu la prima della straordinaria avventura dei Buonavoglia anche Sandro Curzi, proprio in quei giorni licenziato da Telemontecarlo e per questo volto perfetto per discutere di attualità.

Da allora i genovesi si abituarono a una frequentazione aperta e gratuita del teatro lirico, restaurato e riaperto alla città nel 1991, con la serie I Grandi Personaggi al Carlo Felice, e poterono discutere e parlare da vicino, uno dopo l’altro, con i grandi personaggi della scena culturale locale e nazionale.

Ad aprire il libro dei ricordi dell’associazione, non si smetterebbe di rievocare aneddoti e serate speciali. Come quella delle lacrime di Nanda Pivano, commossa per le duemila persone accorse solo per lei, che solo da quel momento divenne la poetessa star, amica di cantanti e cantautori, o la volta in cui Paolo Villaggio, prima di iniziare l’incontro, volle sincerarsi a tutti i costi che in platea ci fosse suo fratello Piero. E poi «la serata del Gillo Dorfles infuriato perché si aspettava una cittadinanza onoraria – ricorda Adriana De Foresta, braccio e mente del circolo, che conserverà il Grifo d’oro ricevuto dal Comune di Genova nel 2008 - quella in cui Fossati si vide spuntare un pianoforte da sotto il palco e fu costretto a suonare per mezz’ora, o quando Inge Feltrinelli ballò il valzer per la sua festa improvvisata sul palco».

Tra i personaggi straordinari arrivati a “remare” («del resto nell’antica Repubblica marinara i buonavoglia erano quanti sceglievano di mettersi volontariamente al remo sulle galee genovesi in attesa di miglior sorte») anche Eric Hobsbawn, Franco Modigliani, Lele Luzzati, Vanessa Redgrave, Paolo Conte, Vittorio Gassman, Gino Paoli, Edoardo Sanguineti, Giuliano Montaldo, Dario Fo, Luis Sepulveda, Cerami, Yehoshua e tanti altri.

Oggi che la città è ricchissima di eventi culturali e si può attribuire ai Buonavoglia il merito di aver contribuito a risvegliare la città, il «sofferto ma sereno» passo d’addio. Un unico rimpianto? Non aver portato a Genova Nelson Mandela. «Ci lavorammo a lungo – confessa Gianna Schelotto – ma ci arrivammo solo vicini, era già malato e non se ne fece nulla».