Oggi alle 18 alla Feltrinelli di Genova insieme a don Gallo per presentare il suo "Panta Rai - la notizia scorre", il comico spezzino scrive la sua opinione sulle pagine di Blue.
Per le 5 Terre e, ancor più per la Val di Vara, sarà proprio un anno difficile. Entrambi i comprensori spezzini devono affrontare le conseguenze della terribile alluvione del 25 ottobre che li ha sfigurati. Le 5 Terre famose nel mondo e patrimonio dell’Umanità sono diventate il motore principale del turismo spezzino e ligure. Il numero dei visitatori, da anni in costante crescita, quest’anno subirà una inevitabile flessione.
C’è da ricostruire paesi come Vernazza e Monterosso e ripristinare molti sentieri ma soprattutto c’è da riaccreditare una immagine fortemente deteriorata dallo scandalo della gestione del Parco, dagli arresti di funzionari e amministratori e dai buchi che si sono aperti nei bilanci dei Comuni. C’è una gran voglia di risorgere nelle 5 Terre e questa gente, abituata a portarsi corbe da 50 chili sulla schiena lungo percorsi impervi, ce la farà, non ho dubbi.
Sarà più difficile per la Val di Vara, che non ha la stessa rete di protezione e non dispone delle stesse possibilità. Negli ultimi anni i paesi dell’entroterra spezzino hanno intercettato parte dei flussi turistici che si sono riversati sulle 5 Terre e che in Val di Vara hanno scoperto un paesaggio incontaminato e la cultura del cibo biologico. Sono stato a Casale di Pignone e ho visto situazioni drammatiche. Ho aiutato povera gente a buttare via mobili, letti e armadi inservibili. Le bombe d’acqua hanno messo in ginocchio questi luoghi ma non hanno fiaccato orgoglio e tenacia. E ci hanno consegnato esempi di grande generosità. Nei luoghi dell’alluvione sono arrivati a spalare fango giovani dei centri sociali, ultras dello Spezia Calcio e alcuni incursori del Varignano. E la gente del posto, segnata da lutti e alle prese con danni ingenti, s’è fatta in quattro per cucinare ravioli e cinghiale per loro.
La tragedia di quei giorni ha tirato fuori il meglio dalle persone e affinato l’ingegno. Un ragazzo di Manarola sveglio e dal piglio manageriale ha messo nel sito l’immagine di Vernazza deturpata dal fango e ad ogni contributo che arriva per la ricostruzione interviene sui pixel e ripristina un pezzetto del paese com’era prima dell’alluvione. Ce la faremo, non ho dubbi. Ma una mano alle 5 Terre e alla Val di Vara dobbiamo darla ancora. Ne ho parlato con il presidente della Fondazione Cassa di risparmio Matteo Melley, persona attenta e lungimirante, e abbiamo valutato un’idea: decentrare nelle 5 Terre e nella Val di Vara qualche conferenza del Festival della Mente di Sarzana, del Festival sulla Tv di Bocca di Magra e del Festival del Jazz di Spezia. Per una serata Sarzana diventerebbe Monterosso, Bocca di Magra Vernazza e La Spezia Borghetto o Pignone.
Sarebbe bello, no?
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