Concordia, orgoglio incursori

Gli uomini del Comsubin, il reparto speciale della Marina, sono stati i primi a calarsi nel relitto della nave della Costa per aprire con delle cariche esplosive i varchi ai soccorritori. I durissimi criteri di selezione di questi soldati impiegati nelle missioni estreme
Renzo Raffaelli
Gli incursori del Varignano raggiungono il ponte della Concordia, il giorno dopo il naufragio
Gli incursori del Varignano raggiungono il ponte della Concordia, il giorno dopo il naufragio

Gli incursori del Varignano raggiungono il ponte della Concordia, il giorno dopo il naufragio

I primi a infilarsi nel relitto buio della Concordia, sopraffatta dagli scogli e dalla follia del comandante, sono stati gli uomini del Comsubin, il Comando Subacquei e Incursori del Varignano (La Spezia). Ed era la prima volta che questo reparto, una eccellenza della Marina e delle forze speciali italiane, interveniva su una nave da crociera.

Al Giglio hanno operato due team di sei palombari ciascuno: sono arrivati direttamente dal Varignano e si sono calati dall’elicottero con l’obiettivo di aprire dei varchi per i soccorritori. Si sono messi al lavoro alle prime luci dell’alba applicando micro cariche esplosive sulla fiancata della nave. Un lavoro delicato che richiedeva un calcolo preciso della potenza dell’esplosivo per evitare che la nave con le deflagrazioni potesse cambiare assetto. L’operazione è riuscita alla perfezione: sette esplosioni hanno aperto altrettanti varchi per favorire l’intervento dei sommozzatori dei vigili del fuoco e delle forze dell’ordine impegnati nella ricerca dei corpi o di eventuali sopravvissuti al naufragio. Il giorno dopo i palombari del Comsubin hanno preceduto gli speleosub del Soccorso alpino e speleologico del Veneto, che si sono inabissati nella pancia della nave fino a 18 metri di profondità, e hanno guidato, vigilato e aperto la strada nei giorni successivi alle più delicate fasi di perlustrazione.

Così un episodio tragico per la nostra marineria, che qualcuno ha usato come metafora dell’inefficienza e della codardia italica, è stato in parte riscattato da questi professionisti delle missioni estreme, abituati ad operare in silenzio, con tenacia e pazienza. Sono questi i tre comandamenti dell’addestramento dell’incursore che dura poco meno di un anno e si conclude con l’assegnazione del “basco verde”. La selezione è durissima: occorre avere un fisico perfetto e garantire prestazioni di altissimo livello per entrare in questo corpo speciale.

Poco più di un mese fa nella caserma del Varignano s’è tenuta la cerimonia dei giovani che, dopo il corso, hanno ottenuto il brevetto e il basco verde: 8 dei 18 che avevano iniziato la preparazione. La Marina Militare, ad ogni campagna di reclutamento, presenta i corsi del Comsubim come una sfida in cui ognuno sarà chiamato a superare i propri limiti fisici e mentali. Ecco come vellica lo spirito d’avventura dei giovani che guardano alle Forze Armate come una prospettiva di lavoro: “Lanciarsi in caduta libera da 10.000 piedi, navigare con dei battelli pneumatici per 100 miglia, attaccare un obiettivo, quindi navigare per 30 miglia per essere recuperati è una tipica missione per un Incursore ed è una avventura che molte persone possono provare solo leggendo un libro. Se vuoi cimentarti in una sfida che è anche un’avventura, la Marina Militare ha proprio il corso per verificare se sei davvero speciale”.

Da sempre gli incursori del Varignano entrano in azione quando ci sono missioni particolarmente delicate da portare a termine. Che siano i filmati da realizzare sulle navi dei veleni e il cimitero di contenitori sui fondali del mare o i siti petroliferi e gassiferi da riattivare nelle piattaforme al largo delle coste libiche o l’intercettazione di carichi d’armi diretti agli insorti e ai capi talebani in Afghanistan. In Afghanistan le teste di cuoio del Comsubin hanno partecipato alla Task Force 45 costituita dai reparti speciali delle forze armate italiane. Su quell’azione è sempre stato mantenuto strettissimo riserbo ma il generale Stanley McChrystal, ex comandante delle truppe alleate, non ha saputo trattenere la sua ammirazione e ha dichiarato: “Ho osservato il lavoro e la professionalità della Task Force 45 e, pur non potendo rivelare dettagli dell’operazione, credo che gli italiani sarebbero davvero orgogliosi dei loro soldati”.

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