Nella pittura del Seicento genovese i soggetti che rappresentano il cibo sono molto diffusi, conseguenza degli intensi scambi commerciali e culturali con le Fiandre.
E’ infatti nell’area nordica che, a partire dalla metà del Cinquecento con l’affermazione della borghesia mercantile, si rivolge un’attenzione particolare ad esibire l’abbondanza di cibo in ogni sua forma. Queste nuove scene di genere, ambientate nei mercati, nelle cucine e nelle dispense, mostrano uno straordinario repertorio di prodotti della terra, di pesci, carni e pollame, che riempiono lo spazio del dipinto.
Nelle quadrerie genovesi erano presenti numerose opere con tali soggetti, come il Mercato di Jan Beuckelaer di Palazzo Bianco, del 1564 circa.
Popolani e serve, inseriti nel lungo formato della tavola, affollano la scena insieme alle merci, rappresentate in modo realistico: polli, oche, galline, vive e morte, insieme ai formaggi in primo piano, alle uova e ai pani che spuntano dai canestri.
A Genova nel primi decenni del Seicento, giungono non solo opere, ma anche maestri fiamminghi che vi si stabiliscono, come Giacomo Legi che lavora per una committenza di famiglie aristocratiche, da lungo tempo in contatto con le Fiandre, e anche per nuovi ceti emergenti, che amano mostrare l’abbondanza che la ricchezza della città consente. In questi due dipinti con scene di mercato, siamo giunti alla definizione di un nuovo stile tipicamente genovese, in cui il Legi unisce alla tradizione fiamminga quella del luminismo caravaggesco.
Dai toni bruni, prevalenti nel dipinto di Palazzo Bianco, contrastati dalle macchie di rosso e di bianco, la luce radente fa risaltare la qualità quasi tattile degli oggetti e delle merci, tra cui si notano funghi e ortaggi pregiati, quali asparagi e carciofi, destinati all’alimentazione delle classi elevate.
Nel secondo dipinto spicca il bianco dei piccioni, colpito dalla luce che proviene da sinistra e anima una scena quotidiana, fatta di gesti e di atteggiamenti, come un racconto animato.
Il Mercato di frutta e verdura (è possibile vederlo, insieme al pendant Mercato con la buona ventura, nel Palazzo Doria di via Chiossone, nuova sede della Fondazione Carige, che ospita anche l’importante collezione numismatica della banca) dipinto in collaborazione con la bottega del Fiasella, è una grande tela che mostra una varietà di frutta e verdure esposte con regolarità su ripiani. La scena è animata dalla venditrice che si volta per trattare con l’acquirente, dall’uomo accanto a lei che annusa un melone, dal bambino vestito in modo elegante che gioca col cane, ma anche altri particolari rendono interessante il dipinto, testimonianza del valore documentario dei quadri del Legi. Posati su un panno bianco, ad esempio, dietro il bacile di rame con gli asparagi, vediamo dei peperoni rossi, alimento giunto dal nuovo mondo, entrato rapidamente nell’alimentazione europea, e le cui varietà piccanti sostituirono il ben più costoso pepe delle Indie.
Nella Dispensa, uno dei dipinti più significativi di Giacomo Legi, i cibi sono sistemati alla rinfusa lungo una diagonale, a restituire quasi l’impressione di sbirciare nella dispensa di una ricca famiglia, traboccante di ogni ben di dio. Dallo sfondo scuro emergono, colpiti dalla luce che fa risaltare le diverse superfici e ci restituisce quasi tattilmente la sostanza delle cose, animali vivi e morti, e una quantità sovrabbondante di frutta, contenuta nei recipienti di materiali diversi, come il piatto di metallo in cui si riflettono i funghi. A rendere la scena più vivace, il cuoco, entrato nella dispensa con un vassoio di pesci e un’aragosta viva in mano, sorprende il gatto che sta per afferrare la cacciagione.
Il Cane in dispensa che annusa la lepre è l’animale vivo che anima questa esuberante natura morta, dove i cibi sotto una forte illuminazione a contrasto rivelano le loro qualità materiche, attrverso le superfici lucide dei carciofi e delle lumache, o quelle morbide delle piume colorate della cacciagione, o addiritura la consistenza molle della faraona spiumata sul cesto di limoni.
Nell’Interno di Cucina, un concentrato sovrabbondante di cibi disposti sul tavolo, sulle mensole, nelle ceste traboccanti di pesci e ortaggi, crea un ritmo nella composizione incentrato sulle diagonali del piano di legno e sulle verticali della cuoca e degli animali appesi. Anche attraverso le grandi dimensioni, in quest’altro dipinto di Giacomo Legi, si celebra l’abbondanza di cibi tipica delle rappresentazioni in uso nelle Fiandre, testimonianza del benessere della società mercantile, che tanto dovevano piacere ai Genovesi. Qui in particolare si vogliono sottolineare le varietà degli animali e della selvaggina, presenti nelle mense delle famiglie nobiliari, compreso il pavone, molto diffuso sino all’epoca rinascimentale, e sostituito poi dal tacchino giunto dal nuovo mondo, entrambi qui rappresentati.