Tradimenti, depressione, perdita dei valori e «soprattutto tanta, tanta desolazione». Sono storie di profondo disagio quelle che si intrecciano nel cortometraggio Soldi, prima fatica cinematografica del fotografo e artista genovese Gianni Ansaldi, che in questi giorni ha ultimato il montaggio dei circa venticinque minuti di video in digitale. Già da tempo in rete il trailer ufficiale del corto, l´opera sarà proiettata in anteprima questo pomeriggio (ore 18,30) nella Sala del Minor Consiglio di Palazzo Ducale.
«Tanta desolazione ma senza giudizi negativi o connotazioni di altro tipo» - spiega il ritrattista, attore simbolo delle commedie anni Ottanta e oggi ospite fisso delle coloratissime sit-com in tv - «è semplicemente uno spaccato della nostra società e delle nostre famiglie ai tempi della crisi. Una crisi di valori non passeggera, ma ormai cronica».
Al centro della storia due vicende parallele. Da una parte «una madre divorziata che si prostituisce per non rinunciare alla propria vita e mantenere il tenore di vita alto borghese», la giovane figlia e il suo ragazzo, operaio, comunista, «personaggio positivo ma troppo legato agli ideali del passato». Dall’altra un tipografo sull’orlo del fallimento, la figlia e il ragazzo, giovane rampante in carriera nel settore della telefonia. Ad accomunarli, oltre ai vicoli, le strade di Genova e l’intreccio della storia, la perdita dei valori e la poca speranza nel futuro.
Girato tra la fine del 2011 e le ultime settimane con un bugdet di poche centinaia di euro, in uscita (dopo l´anteprima di giovedì prossimo) in concorsi nazionali e probabilmente una sala del circuito genovese, il corto coinvolge undici allievi del corso di recitazione di Ansaldi, moglie e figlie del regista e gli amici Mario Menini e Matteo Merli (impegnato anche nella realizzazione delle musiche originali).
Opera prima dell’Ansaldi regista, Soldi rappresenta una novità anche per la scelta stilistica del colore: insolita per un’obbiettivo da sempre fedele al black&white come il fotografo genovese. «Il bianco e nero è come un libro - spiega - ti lascia libero di immaginare, astrae e aggiunge qualcosa alla realtà. Esattamente il contrario della fotografia a colori, che riproduce fedele la semplice quotidianità e ti racconta le cose come sono: la differenza è la stessa che c’è tra un film e un bel romanzo. Ma il corto - questo corto in particolare - vuole essere specchio nudo e crudo della realtà, senza nulla da evocare, ma un drammatico mondo reale su cui riflettere».
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