Un film in 500
Girato da Giovanni Robbiano, Lorenzo Vignolo e Matteo Zingirian, 500! è ambientato (e venne interamente prodotto) a Genova e in Liguria nel 1998, per poi essere completato e distribuito nei cinema nel 2001. Partito con un budget limitatissimo, raccolse un cast pieno di volti noti e (future) stelle del cinema e del mondo dello spettacolo italiano: su tutti un giovanissimo Filippo Timi, Marina Massironi, Lella Costa, Fernanda Pivano, Andrea Bruschi, Veronika Logan, Massimo Olcese, ma anche Ed Bishop, Alessandro Bianchi e Michelangelo Pulci, Ugo Dighero, Rolando Ravello, Carola Stagnaro, Mao, Rocco Barbaro, Marcello Cesena.
La trama
I maggiori capi delle religioni mondiali si riuniscono in gran segreto a La Spezia. Il Reverendo Jones, telepredicatore americano creatore della "salsa del Reverendo Jones", intende sostituirsi ai capi religiosi esistenti per dettare il suo credo a tutte le genti. Assolda così il più sofisticato e infallibile sicario sulla piazza, Omega, un efferato massacratore, con un solo difetto: a causa della noia dovuta alla facilità con la quale egli riesce a compiere le sue "missioni", cerca di crearsi continue difficoltà.Data l’importanza di quest’ultima missione, decide di non informare le forze dell’ordine, ma una persona a caso, presa dall’elenco telefonico. Chiamerà Carlo Maggi, ventottenne prossimo a un matrimonio dalle premesse non troppo esaltanti. Carlo tenta di avvertire prima la Polizia, quindi la stampa, ma l´unica a credere alla sua storia è Anna Letizia Kohler (Veronika Logan), giovane cronista in cerca di scoop. Insieme affronteranno un rocambolesco viaggio da Genova a La Spezia a bordo di una Fiat 500: poche ore all´inseguimento del killer senza poter attraversare gallerie perchè Carlo è fobico..
Più di 100 videoclip, vari corti e 3 lungometraggi, di cui l´ultimo - dal titolo "Workers", con la partecipazione fra gli altri di Francesco Pannofino (il Renè di Boris) - in uscita prossimamente nei cinema. E´ questo il curriculum di tutto rispetto di Lorenzo Vignolo, il più giovane dei tre registi di "500!", il road movie alla ligure fresco di decennale.
Il film tutto genovese uscito nelle sale 10 anni fa ha rappresentato il primo "salto nel lungo" del videomaker di Chiavari, che ancora giovanissimo (è del´73, allora aveva 28 anni) già stava avendo un certo successo nel campo del videoclip. Un settore che l´ha portato a girare sulle note di artisti di fama nazionale come Irene Grandi, Litfiba, Baustelle, Subsonica, Articolo 31, Cristina Donà e poi tanti autori del mondo della musica indipendente.
I lavori di Lorenzo si distinguono per una forte impronta visionaria, e per la capacità di lavorare sempre su un´idea precisa, piuttosto che tentare di riempire i pochi minuti della canzone con immagini patinate e stacchi frenetici, magari di grande impatto, ma di scarsa sostanza. Partiamo proprio da qui, per conoscere meglio Lorenzo.
Nella sezione cinema delle librerie si possono trovare tantissimi libri sulla sceneggiatura cinematografica, basati sulla classica divisione in tre atti o sulle più diverse teorie, che suggeriscono come strutturare una storia per il grande schermo; ma come si sceneggia un videoclip, che in fondo é una storia di 4/5 minuti, basata su una canzone, e i cui dialoghi, per così dire, sono le parole della canzone stessa?
Talvolta l´idea può partire da un filmato che un cliente mi fa vedere´pour parler´, come nel caso di "Sono come tu mi vuoi" di Irene Grandi; oppure inizio a scrivere un´idea prendendo spunto dal suono del pezzo, dal suo tema, dalla storia, o anche dalla condizione in cui si trova il cantante; proprio l´incontro, la relazione con l´artista, in genere mi da molti spunti sulla direzione da prendere in fase di ideazione. Mi faccio raccontare come è nata la canzone, cosa vuol dire per il cantante, poi da lì nascono le idee visive. Diciamo che i video sono un´incontro di mondi creativi: il mio sguardo di regista sull´universo interiore del musicista.
Nei tuoi video c´è una storia vera e propria, o solo un filo conduttore, un´immagine predominante?
Una qualche storia c´è sempre; il video di Bugo "La Salita", ad esempio consiste in una ripresa dell´artista che cammina al contrario su un tapis roulant; idea banalissima, all´apparenza; ed infatti l´impegno è stato quello di creare la tensione narrativa fin da quello che potrebbe essere considerato il primo atto, l´ingresso del cantante in questa situazione surreale, conservarla durante il lunghissimo secondo atto, la camminata apparentemente infinita, per risolverla poi nel finale che si può vedere nel video, che trovate facilmente su youtube.
I video di oggi spesso presentano immagini patinate, ambienti glamour, belle donne; molta facciata, ma poca sostanza. Come si è arrivati a questo punto?
Oggi il diktat di produzioni e televisioni è quello di puntare molto sul volto dell´artista, in modo che se lo spettatore cambia canale a metà canzone, abbia comunque in testa la faccia del cantante, che abbia seguito il video interamente o meno. E´ chiaro che a queste condizioni il lavoro creativo sul video va a farsi benedire.
Nei tuoi video al contrario il bello e la magia nascono anche da situazioni ed oggetti quotidiani. Come si riesce a fare uscire dalle immagini il bello in maniera così inaspettata?
A me più che la faccia dell´artista, come dicevo prima, interessa l´incontro, quello che c´è sotto, la sua creatività. E´ lì che trovo il bello, quello autentico, che poi viene fuori nel video. Forse suonerà un po´ altisonante, ma è dalla volontà di rappresentare la vera essenza dell´artista che nasce la bellezza del video. Poi bisogna saperci mettere del proprio senza soffocare eccessivamente la canzone con un proprio marchio creativo, ma pensando ad ogni videoclip come ad un´esperienza nuova. In fondo ogni persona, quindi ogni artista, fa storia a sé. Io cerco di evitare di fare lavori seriali, fatti con lo stampino, anche perché mi diverte di più ritrovarmi in situazioni nuove, o luoghi che non avrei mai visitato altrimenti.
In passato hai descritto la realizzazione di un videoclip come di una sorta di "live", per il regista, nel senso che bisogna sperare che tutto vada bene, e in qualche modo sapere improvvisare davanti all´inaspettato. Anche nel cinema è così?
Si, è vero, la realizzazione di un videoclip, coi suoi tempi strettissimi, è sempre appesa a un filo; un´alchimia delicata in equilibrio fra condizioni climatiche, esigenze produttive e tante altre variabili. Il lungometraggio è un´altra storia, ma non mancano sorprese e contrattempi che tirano fuori la tua capacità di improvvisare; in questo la lunga militanza nel mondo del videoclip mi ha aiutato molto. Solo per fare un esempio, nei primi giorni delle riprese di Workers, mi sono confrontato con l´esigenza di fare interagire l´attore nientemeno che con dei tori. Pensavamo che si sarebbe potuta ricostruire una testa di toro artificiale per i piani ravvicinati, ma è venuto fuori solo all´ultimo che il budget non lo consentiva, per cui ho dovuto improvvisare sul momento soluzioni tecniche e visive per portare a casa le scene… e l´attore! Impegnativo, ma molto appassionante.
Torniamo alle origini. La lavorazione di 500! è stata lunga, complessa, sostenuta più dalla passione dei tecnici e creativi genovesi che hanno collaborato alla sua realizzazione, che da grandi mezzi economici o tecnici. Come cambierebbe oggi un´esperienza del genere, dopo la rivoluzione digitale che ha travolto video e cinema, in una città bella e difficile come Genova? E cosa rimarrebbe uguale?
Non so se un´esperienza come "500!" sia mai stata fatta o sarà mai replicata, e non tanto per una questione tecnica. Tre registi diversi per età ed esperienze, ognuno col suo stile, una troupe che lavora gratis, per pura passione, dando vita ad uno sforzo produttivo veramente notevole. Alla base di tutto c´era tanto amore per il cinema, per la pellicola. Ci siamo inseriti nel filone di tanti altri film maker genovesi che già dagli anni precedenti avevano tenuto viva la fiamma del cinema genovese. In quel periodo cito ad esempio Matteo Ricchetti, Leo Savioli, Saponara. Lavorando a Roma come mi capita ora, ricordo quella esperienza con grande affetto, e credo sia stata preziosa per me. Certo forse ci è mancato allora quello che qui nella capitale è più facile trovare: la figura del produttore. Eravamo tutti artisti, appassionati, purtroppo è mancato un sostegno produttivo che potesse dare un seguito a quella bellissima avventura, metterla a frutto per trasformarla in una solida base su cui costruire qualcosa per il cinema made in Genova. In ogni caso è stato nel suo piccolo un momento storico, dal quale sono nate tante altre esperienze.
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