Sos Xeneize, una lingua da salvare

Dall´Anonimo Genovese del 1291 a "Creuza de Ma", ora il dialetto ligure è a rischio d´estinzione. Lo attesta un rapporto della Regione, che punta al riconoscimento dello "xeneize" come lingua ufficiale. "La sua perdita rappresenterebbe un grave depauperamento del patrimonio storico e culturale locale"
Elisabetta Cantalini
"Creuza de Ma", album capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984
"Creuza de Ma", album capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984


Pochissimi i liguri che parlano il dialetto e sempre meno le “parole liguri” utilizzate nel quotidiano. Proprio così, le parlate liguri sono a rischio scomparsa e per questo la Regione Liguria mira a farle diventare ufficialmente una lingua con il riconoscimento giuridico di una legge nazionale.
Non per nostalgia folcloristica, ma per valorizzare elementi di identità regionale.
Dopo il primo tentativo di risvegliare la cultura ligure con la creazione, negli anni scorsi, del Centro per i dialetti e le tradizioni popolari, ora la giunta della Regione Liguria ha approvato un documento ad hoc.

«La perdita delle parlate liguri- afferma Angelo Berlangieri-, con il loro corollario di saperi, lessici, specificità territoriali sarebbe un grave depauperamento del patrimonio culturale e storico della regione e delle popolazioni».
La “lingua” ligure, sia pure formata da elementi locali differenti, affonda le radici in secoli di letteratura, a cominciare dalle rime dell’Anonimo Genovese del 1291, fino alla straordinaria poesia di “Creuze de ma”, il disco-capolavoro di Fabrizio De Andrè del 1984.

La situazione del “ligure” è comune a varie altre parlate regionali, tra cui alcune di grande rilievo sotto il profilo storico- linguistico- letterario, come, per esempio, il napoletano, il veneto, il siciliano, per questo, la Liguria cercherà di trovare una linea comune con altre regioni nei confronti del governo.
Il richiamo a un intervento dello Stato nel documento approvato dalla giunta regionale, non è casuale. La “lingua ligure”, riconosciuta fra quelle minoritarie dell’Unesco, è parlata, con differenziazioni, da circa 450 mila persone residenti nelle province di Genova, La Spezia, Savona, Imperia, in Alta Valle Tanaro, nell’Appennino Alessandrino, Pavese, Piacentino e Parmense, i cosiddetti territori delle “Quattro Province”, nonché nelle enclavi genovesi di Sardegna e Corsica, con un bacino complessivo di popolazione di circa due milioni di persone.

«Stiamo lavorando per arrivare a una proposta di legge continuando il contatto con il Ministero del’Istruzione, Università e Ricerca, oltre che con la Consulta Ligure” – ha spiegato Berlangieri – La lingua ligure rischia di scomparire, insieme con i dialetti locali, credo che un almeno un tentativo di conservare e rimettere in circolo la memoria popolare del nostro territorio vada fatto».