Due autobiografie, appena uscite, gettano luce sulle scelte di due ragazzi negli anni della guerra mondiale, due testimoni in grado di mescolare la propria indispensabile voce a quella degli storici.
I ribelli (Le Mani, 14 euro, 135 pagine), è la storia di Valerio Parodi, entrato nelle Resistenza a 17 anni quando era operaio nella sua Valpocevera, nel ponente di Genova e poi, dopo molte azioni in città, costretto a combattere in montagna perché ormai troppo riconoscibile. Il libro è costruito con sapienza dalla scrittrice Annamaria Fassio che mescola le memorie di allora di Valerio e la ricostruzione di oggi con l’effetto di far diventare quel ragazzo coraggioso, un protagonista da romanzo. Nessuna retorica, ma una scrittura sobria e scattante in cui emergono le vicende di altri partigiani, uomini e donne pronti a finire in carcere e a morire per la giustizia e la libertà che non hanno vissuto sotto la dittatura fascista.
Nessun tono celebrativo neppure nel libro Il balilla e il partigiano (Sagep Editori, 12,00 euro). Mario Palomba, oggi sindaco di Valbrevenna, racconta della morte del fratello maggiore Ninni che, arruolatosi tra i partigiani, viene ucciso in un agguato e della sua famiglia provata dalla guerra e segnata dal lutto. Mario era un adolescente e quegli anni passati tra Vernazza e l’entroterra ligure sono rimasti nelle sua memoria: i ricordi delle crudeltà e degli stenti si mescolano a quelli dei giochi all’aperto e alla storia esemplare del fratello.
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